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Il lockdown culturale del modello occidentale

https://www.9colonne.it/281440/il-lockdown-culturale-br-del-modello-occidentale#.X6J3HlDSKUk

In Francia dal 30 ottobre è stato disposto dal governo il lockdown generale. In Italia, Spagna, Inghilterra e Germania si sta per adottare questa drastica misura di contenimento della pandemia. Negli Stati Uniti la situazione è disastrosa. Stiamo vivendo la seconda ondata che era stata prevista dagli epidemiologi. Se a Febbraio/Marzo eravamo tutti impreparati ad affrontare questa pandemia piombata su di noi in maniera relativamente inaspettata, adesso non possiamo dire altrettanto. A parte qualche inqualificabile collega che ad inizio estate aveva straparlato affermando la fine del virus e dichiarando il libera tutti dalla morsa virale, questa seconda ondata era stata annunciata ed era prevedibile. E allora? Perché gran parte dell’Europa e degli Stati Uniti si trovano nella situazione di dover ricorrere al Lockdown di nuovo per arrestare l’ondata epidemica? Perché soprattutto il mondo occidentale è in crisi?

Nel tentativo di trovare un comune denominatore che spieghi le cause di questa drammatica situazione possiamo forse avanzare l’interpretazione di una pandemia culturale accanto a quella virale. Mi spiego: dal dopo guerra purtroppo abbiamo abdicato alla nostra cultura mediterranea che ha le sue radici lontane nei classici latini e greci, lontani sì ma sempre rigorosamente attenti all’umanità in tutte le sue sfaccettature e a una visione d’insieme della realtà, sempre contestualizzata e mai distorta attraverso la lente di un aspetto particolaristico e semplicistico. Che cosa abbiamo fatto? Abbiamo ascoltato le sirene della cultura anglosassone americana basata pressoché esclusivamente su dinamiche economico-finanziarie con la fuorviante sensazione di onnipotenza legata alla delega indiscriminata alle risorse tecnologiche. La pressoché esclusiva attenzione all’economia e alla finanza, propria dell’impostazione occidentale e mutuata da oltre oceano, ha fatto sì che nel tempo si declassassero i valori della cultura, della formazione e della salute. Abbiamo assistito alla mutilazione dei fondi per la scuola, l’università, la ricerca e l’assistenza ai malati. Negli Stati Uniti, se da una parte i finanziamenti per la ricerca sono stati sempre più che soddisfacenti, il sistema sanitario privatistico ha da sempre presentato falle e criticità per una copertura omnicomprensiva. In Italia, stendendo un velo pietoso su ricerca, università e scuola, abbiamo spesso vantato il miglior sistema sanitario nazionale. Le criticità emerse a Marzo nella Lombardia con una sanità privata accreditata ingombrante e un’assistenza territoriale ridotta ai minimi termini, non hanno insegnato niente.

Se vogliamo uscire realmente da questa pandemia, forse nell’immediato l’unica soluzione è un nuovo lockdown, ma che non sia un lockdown culturale: in una visione meno miope e a più lunga gittata, pensiamo seriamente a riappropriarci della nostra cultura mediterranea con attenzione all’uomo, ai suoi valori, alle sue necessità materiali e spirituali, investendo in cultura, scienza e salute.

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2020 Eventi

LA CARDIOLOGIA E LA GASTROENTEROLOGIA AL TEMPO DEL COVID-19

La cardiologia e la gastroenterologia al tempo del COVID-19

Corso di formazione e-learning in modalità FAD Sincrona Interattiva e con supporto del Tutor

15 LUGLIO – 10 DICEMBRE 2020

FAD SINCRONA 15 LUGLIO – 10 DICEMBRE 2020

Nel Dicembre 2019 è stata osservata una serie di polmoniti causate da un nuovo coronavirus, denominato SARS-CoV-2. L’infezione è stata classificata come pandemia dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, colpendo l’Italia da gennaio 2020. Il Governo italiano ha instaurato una serie di provvedimenti e di restrizioni socio-economiche per tentare di arginare il dilagarsi dell’epidemia. I provvedimenti intrapresi finora stanno avendo effetti positivi sul contenimento della pandemia, ma anche effetti indesiderati sulle altre patologie croniche. Infatti, un aspetto cruciale legato alla pandemia è emerso dall’analisi nell’andamento dei ricoveri per condizioni non relate alla COVID -19 che mostra la drastica riduzione degli accessi in pronto soccorso per tutte le patologie, anche urgenti, che non determinano sintomi sovrapponibili a quelli della polmonite da COVID-19. Sebbene questo sia un dato prevedibile, la preoccupazione nasce proprio dai numeri forniti da reparti come quelli di cardiologia e di gastroenterologia. E’ stato messo in evidenza uno scenario in cui molte persone preferiscono non recarsi in pronto soccorso oppure si presentano tardivamente. Parallelamente, i medici e gli infermieri sono la categoria professionale più colpita dal Covid-19, sia in termini di numero di contagiati che di morti. Sappiamo bene che il rischio clinico è la possibilità che un paziente subisca un danno involontario imputabile alle cure sanitarie, ma il rischio clinico, in caso di pandemia infettiva, riguarda anche gli operatori sanitari, soprattutto in alcune branche che operano in condizioni di emergenza. Già durante le precedenti epidemie di SARS e MERS, l’infezione del personale sanitario è stata una preoccupazione significativa. Tuttavia, durante pandemia da Covid-19, il Servizio Sanitario Nazionale e, in particolare, le pratiche ospedaliere in caso di emergenza sanitaria, sono stati messi a durissima prova, comportando un tasso di mortalità elevatissimo, soprattutto in alcune regioni di Italia, con una mortalità fra medici del doppio rispetto a quella cinese. Si terrà in via telematica, un progetto di formazione sul rischio clinico durante la Pandemia da Covid-19, distribuito in 8 distinti incontri in modalità webinar interattivo, tra Luglio e Dicembre 2020, con particolare attenzione alle branche di Cardiologia e Gastroenterologia, nonché agli scenari di emergenza di queste specializzazioni cliniche in epoca Covid-19.

RESPONSABILE SCIENTIFICO:

Prof. Francesco Fedele

Direttore Unità Operativa Complessa di Cardiologia Università La Sapienza -Roma

RESPONSABILE SEGRETERIA SCIENTIFICA:

Prof. Italo Stroppa

Gastroenterologo – Roma

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PROVIDER ECM E SEGRETERIA ORGANIZZATIVA

E.C.M.2 S.r.l.

Via degli Olmetti, 44 00060 Formello (RM) E-mail: iscrizioni@ecm2srl.it

ECM (EDUCAZIONE CONTINUA IN MEDICINA)

Il Corso di aggiornamento ECM dal titolo: PANDEMIA DA COVID-19: AGGIORNAMENTI ED ESPERIENZE A CONFRONTO è inserito nella lista degli eventi definitivi ECM del programma formativo 2020 del Provider ECM (cod ID 5084).

Professione: Medico Chirurgo Discipline principali: Tutte le discipline

Obiettivo Formativo: Documentazione Clinica Percorsi clinico assistenziali diagnostici e riabilitativi, profili di assistenza – profili di cura (3)

Partecipanti: 90 Ore Formative: 03 ID EVENTO: 283868 Crediti ECM: 4,8

 

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2020 Eventi

Cases Studies NAO Priority

Cases Studies NAO Priority

Corso di aggiornamento ECM (On-Line)

24/26 Giugno - 08 Luglio

BROCHURE Cases Studies NAO Priority

A quasi 10 anni dalla pubblicazione del primo trial clinico randomizzato sull’impiego dei nuovi anticoagulanti orali – NAO nel nostro Paese stentano a decollare per timori ancora diffusi da parte dei clinici e per vincoli burocratici nella prescrizione. Eppure i NAO rappresentano uno dei più significativi avanzamenti della farmacologia degli ultimi anni, attesi da tempo per superare i noti limiti dell’anticoagulazione con warfarin. Sia l’inibitore diretto orale della trombina (dabigatran), che gli inibitori del fattore X attivato (rivaroxaban, apixaban, edoxaban) negli studi di fase III sono risultati almeno non inferiori, se non superiori, al warfarin nella riduzione dell’ictus e delle embolie sistemiche nei pazienti affetti da FA. Ma la peculiarità che più li contraddistingue è nella sicurezza d’impiego, con una significativa riduzione del rischio emorragico, in particolare dei sanguinamenti intracranici. Eccetto che con apixaban, è stato osservato un incremento dei sanguinamenti gastrointestinali, ma complessivamente i NAO hanno dimostrato un trend di riduzione della mortalità con tassi simili a quelli del warfarin. E sulla base di questi dati le più recenti linee guida della Società Europea di Cardiologia, pur lasciando discrezionalità di scelta prescrittiva, favoriscono l’impiego dei NAO in sostituzione del warfarin nella maggior parte dei pazienti affetti da FA con CHA2DS2-VASc score ≥1. Nonostante i dati confortanti provenienti dalla letteratura, la maneggevolezza d’uso e un sostanziale risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale, in Italia la scena dell’anticoagulazione è ancora in parte dominata dal vecchio warfarin. Come in altri paesi la prescrizione dei NAO è limitata: nei pazienti warfarin-naïve i NAO rappresentano il trattamento anticoagulante di scelta in caso di difficoltà logistiche nell’effettuare il monitoraggio della terapia anticoagulante orale (TAO), non disponibilità nell’effettuare i prelievi per la determinazione dell’international normalized ratio (INR) e nei pazienti con pregresso ictus ischemico o pregressa emorragia intracranica; nei pazienti warfarin-experienced lo switch è invece proponibile in caso di difficoltà logistiche nell’effettuare il monitoraggio della TAO, impiego giornaliero di basse dosi di warfarin (8-10 mg/settimana), labilità dell’INR, qualità subottimale della TAO (tempo in range terapeutico [TTR] <60-70%), concomitante impiego di farmaci interferenti con il warfarin e non con i NAO e nei pazienti con pregressa emorragia maggiore o cerebrale o pregresso ictus/attacco ischemico transitorio (TIA) in corso di warfarin. Vi sono anche ostacoli amministrativi legati alla prescrizione consentita solo a determinati specialisti e mediante la compilazione di un piano terapeutico on-line dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e disomogeneità prescrittive regionali. 

L’evento è interamente incentrato sulla condivisione di esperienze per tipologia di paziente (discenti suddivisi in tavoli di lavoro multidisciplinari).
Per ogni «Case Studies» si analizzerà, in gruppi di lavoro, il problema e si cercheranno le soluzioni senza tralasciare le evidenze scientifiche oggi
disponibili. Sarà inoltre possibile partecipare ad una survey che ha l’obiettivo di individuare eventuali argomentazioni scientifiche che il tavolo di lavoro dovrà approfondire.

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ECM (EDUCAZIONE CONTINUA IN MEDICINA)

Il Corso di aggiornamento ECM dal titolo: PANDEMIA DA COVID-19: AGGIORNAMENTI ED ESPERIENZE A CONFRONTO è inserito nella lista degli eventi definitivi ECM del programma formativo 2020 del Provider ECM (cod ID 5084).

Professione: Medico Chirurgo Discipline principali: Tutte le discipline

Obiettivo Formativo: Documentazione Clinica Percorsi clinico assistenziali diagnostici e riabilitativi, profili di assistenza – profili di cura (3)

Partecipanti: 90 Ore Formative: 03 ID EVENTO: 283868 Crediti ECM: 4,8

 

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Covid-19: letale per l’individuo o per il Sistema Sanitario?

L’infezione da Covid-19 ha causato in Italia un numero estremamente alto di decessi. Dati epidemiologici tra cui il numero di contagiati e di morti ci vengono continuamente presentati dai media nazionale. Sono numeri che per la loro entità fanno sicuramente impressione e che ci fanno riflettere.

Secondo un recente documento redatto dell’ISTAT in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, la mortalità nel mese di marzo 2020 in Italia, ha presentato una crescita dei decessi del 49,4% rispetto alla media dei decessi dello stesso mese del periodo 2015-2019. In particolare nel periodo che va dal 20 febbraio (data di segnalazione del primo caso italiano di Covid-19) al 31 marzo i decessi passano da 65.592 (media del periodo 2015-2019) a 90.946 del 2020. C’è quindi un eccesso di decessi di 25.534 unità. Nello stesso periodo il numero di morti Covid diagnosticati è 13.710, che rappresentano quindi, il 54% dell’eccesso dei decessi.

Il dato di eccesso di decessi presenta però differenze molto importanti tra regioni diverse.

In Lombardia, ad esempio, il numero di decessi aumenta da 11.1195 a 27.279 presentando quindi un aumento del 186,5%; nel Lazio, invece passa da 5.605 a 5.211 con, quindi, una diminuzione del 8,1%. L’eccesso di morti è quindi di più 16084 in Lombardia ed è addirittura in negativo di meno 394 nel Lazio. Questi elementi dimostrano quanto si modifichi la mortalità legata al virus in base alla regione analizzata.

In un articolo pubblicato sull’ “International Journal of Infectious Disease”, un gruppo di ricercatori italiani ha analizzato l’impatto del virus dell’influenza sull’eccesso di mortalità in Italia in 4 stagioni invernali, dal 2013/14 al 2016/17. L’eccesso di decessi nella stagione 2016/2017, l’ultima analizzata nella ricerca, è stato di 43336 pazienti deceduti, distribuiti in un lasso di tempo di circa quattro mesi. Questo eccesso di mortalità è infatti concentrato dalla 47 settimana alla 17 settimana, quindi più o meno dalla fine del mese di Novembre alla metà del mese di Aprile, circa quattro mesi appunto. Una distribuzione così diffusa nel tempo è stata riscontrata in modo simile nelle altre stagioni analizzate.

Appare subito evidente come i decessi determinati dall’influenza numericamente siano paragonabili a quelle determinati quest’anno in seguito alla epidemia Covid-19. La diversità tra la situazione sanitaria del 2016/2017 rispetto a quella attuale è ascrivibile alle differenze in termini di concentrazione spazio-temporale dell’epidemia.

Ritornando all’eccesso di decessi di 25534 unità, sempre nel medesimo documento redatto da ISTAT e Istituto Superiore di Sanità viene evidenziato il numero di 11824 di morti non attribuibili direttamente al Covid ma spiegabile sostanzialmente attraverso tre motivazioni: ulteriore mortalità associata a Covid 19 e non diagnostica (decessi a cui non è stato eseguito il tampone), mortalità indiretta correlata al Covid (decessi per danno ad altri organi determinato dal virus) e mortalità causata dalla crisi del sistema ospedaliero e dal timore di recarsi in ospedale.

Questa frazione di eccesso di mortalità pertanto può essere sicuramente attribuita allo stress subito dal sistema sanitario nazionale e regionale nel trattamento anche di altre patologie o nel non-trattamento legato sia alla paura del cittadino di accedere alle strutture ospedaliere sia dall’impossibilità di ricezione delle stesse.

Che i dati di letalità del virus siano fortemente condizionati dall’organizzazione sanitaria locale è dimostrato anche dalla diversità riportata tra regione e regione.

Infatti i dati riportati sono i seguenti: in Italia si attesta al 13,8%, 29684 decessi su 214.457 pazienti; in Lombardia è del 18%, 14611 decessi su 79369 pazienti; nel Lazio, infine, è del 7%, 538 decessi su 6995 pazienti.

Su un articolo recentemente pubblicato è stata presenta una ricerca condotta nella città di Kobe, in Giappone. Il team di ricercatori ha sottoposto 1000 pazienti ambulatoriali del loro ospedale, al test sierologico per la ricerca di anticorpi contro il Covid-19. I risultati hanno mostrato che 33 pazienti, quindi il 3,3% dell’intero campione, presentava gli anticorpi IGg contro il coronavirus, dimostrando quindi di essere stati infettati in precedenza dal virus.

I dati giapponesi basati sulla stima dei contagiati in base ai test sierologici dimostrano differenze estremamente elevate tra numero di positivi ai tamponi e numero di contagiati così come valutati dai test sierologici. La letalità del virus calcolata dalla percentuale dei morti sul numero dei contagiati ai test sierologici aumenta notevolmente il denominatore e riduce drasticamente la letalità al di sotto dell’1%. Sappiamo che in Italia sta iniziando una valutazione analoga su un campione che utilizza 150.000 test sierologici al fine di valutare la differenza tra contagiati rilevati con il tampone e contagiati rilevati con i test sierologici. Se anche i nostri dati confermeranno quanto hanno osservato i colleghi giapponesi anche da noi il dato reale di letalità del Covid-19 scenderà a livelli molto bassi, ridimensionando i dati attuali.

Rimettendo nella giusta ottica e prospettiva i dati finora raccolti, l’estremamente alta percentuale di mortalità osservata soprattutto in Lombardia e Piemonte si inserisce quindi anche nella debolezza di un sistema sanitario con criticità nell’assistenza territoriale, nel numero di posti letto in terapia intensiva e nella cattiva gestione delle residenze per anziani.

Anche al nord Italia, pesantemente colpito dell’epidemia, esistono differenze importanti rappresentate dal modello della regione Veneto che grazie ad una organizzazione sanitaria più efficiente è riuscita a gestire meglio l’epidemia con percentuali di mortalità significativamente più contenute.

Riassumendo, la letalità del virus in termini assoluti, considerata nei confronti diretti sui pazienti, non sembrerebbe così drammatica se anche in Italia verranno confermati i dati giapponesi e ridimensionati i dati di mortalità sul numero reale dei contagiati che allo stato attuale non conosciamo con precisione ma che è sicuramente di gran lunga superiore al numero dei pazienti positivi al tampone.

Quello che è certo è che la vera vittima di questo virus è il sistema sanitario e che la sua organizzazione determina in maniera preponderante la sua capacità distruttiva. Per essere più specifici, anche dal confronto con i dati di eccesso di mortalità nel 2016/17 riferita all’epidemia influenzale, ribadiamo che i dati a nostra disposizione di eccesso di mortalità in Italia, e soprattutto in alcune regione come la Lombardia e il Piemonte, sembrano legati non tanto alla letalità del virus di per sè quanto alla sua contagiosità che ha determinato una elevatissima concentrazione spazio-temporale di manifestazioni cliniche nei primi mesi di quest’anno e che ha messo in crisi sistemi sanitari non all’altezza di rispondere, almeno quantitativamente, a questo impatto.

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2019 Eventi

Le frecce a disposizione del medico per il trattamento della Fibrillazione Atriale 29 Oct 2019

Le frecce a disposizione del medico per il trattamento della Fibrillazione Atriale

Corso di aggiornamento ECM

Casa dell'aviatore - Roma - 29 Ottobre 2019

Si parla di fibrillazione atriale quando il battito cardiaco diventa irregolare e, spesso, accelerato. Ciò può causare sintomi quali palpitazioni cardiache, affaticamento e affanno. Il trattamento della fibrillazione atriale è importante in quanto può causare un ictus o uno scompenso cardiaco e avere un impatto negativo sulla qualità della vita. I soggetti con fibrillazione atriale presentano una probabilità da cinque a sette volte maggiore di formazione di coaguli di sangue e di avere un ictus e una probabilità di due o tre volte maggiore di sviluppare fibrillazione atriale. Per fortuna, la fibrillazione atriale può essere trattata farmacologicamente, con la cardioversione (una particolare scarica elettrica), l’ablazione transcatetere o l’ablazione chirurgica. Qui affronteremo due aspetti importanti:

La terapia farmacologica per il trattamento della fibrillazione atriale si possono prescrivere le seguenti terapie: • Farmacipercontrollarelafrequenzaoilritmocardiaco

• Farmacianticoagulantiperimpedirelaformazionedicoagulidisangue

In questo incontro si valuterà la terapia con la nuova classe NAO; un’alternativa efficace e sicura anche per la prevenzione dell’ictus, più maneggevoli e sicuri, in grado di venire incontro alle esigenze di medici e pazienti. Verrà sviluppata un’analisi della categoria farmacologica che non richiede controlli ematici costanti, ha scarsissime probabilità di interazioni con alimenti e altri medicinali, è somministrata a dosaggio fisso e presenta un ridotto rischio di emorragie cerebrali rispetto alla terapia tradizionale, dimostrando un buon rapporto costo-efficacia.

La terapia elettrica

Il defibrillatore automatico impiantabile (detto anche ICD) è un apparecchio molto sofisticato che serve a trattare le aritmie. Si tratta di un piccolo dispositivo elettronico che osserva costantemente tutti i battiti del cuore ed interviene quando rileva un’aritmia grave. In base al tipo di dispositivo e alle impostazioni programmate dal cardiologo questi strumenti erogano una o più terapie elettriche eseguendo una stimolazione o una scarica elettrica (detta anche DC Shock), proprio come i normali defibrillatori esterni presenti negli Ospedali (e come probabilmente tutti hanno visto in televisione nelle serie di ambiente medico). La scarica elettrica è in grado di interrompere anche la più grave aritmia cardiaca e può quindi salvare la vita al paziente.

In generale, gli ICD sono indicati nei pazienti con aritmie maligne e servono a prevenire la morte improvvisa.

Il Corso si articolerà in varie sessioni (teorico-pratiche) e ciascuna è orientata ad affrontare un tema specifico con l’obiettivo che tutti i partecipanti si confrontino e cerchino un approccio al trattamento del paziente cardiopatico il più omogeno e sicuro per lo stesso. Inoltre creare una metodologia diagnostica che scopri prima e si arrivi ad una prevenzione del rischio a cui espone la FA il paziente.

 

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Nao Priority 12 Feb 2019

Nao Priority

Corso di aggiornamento ECM

12 Febbraio 2019

NAO PRIORITY

Programma Scientifico

08,45 Apertura segreteria e iscrizione partecipanti
09:00 Perché definire delle priorità? Presentazione del Congresso. Francesco Fedele, Giuseppe Patti
10:00 I dati a nostra disposizione per la definizione delle priorità nella scelta terapeutica. Giuseppe Patti
10:30 Tipologie di pazienti con FA che maggiormente potrebbero beneficiare dell’utilizzo degli anticoagulanti orali diretti. Luca Cacciotti
10:50 Coffee Break
11:00 Workshop interattivi: Analisi dei dati a disposizione e condivisione delle esperienze (Presentazione dei Workshop). Carlo Lavalle
11.30 Workshop* (Fase 1: To Study)
12.15 Workshop* (Fase 2: To Share)
13:00 Lunch
14:00 Quali elementi considerare nella scelta della terapia? Leonardo De Luca
14.30 Workshop* (Fase 3: To Choose)
15:30 Coffee Break
15:40 Outpot dei Workshop Interattivi.
Moderatori: Francesco Fedele, Carlo Lavalle, Luca Cacciotti, Giuseppe Patti, Leonardo De Luca
17:00 Confronto e dibattito finale sui temi affrontati.
Moderatori: Francesco Fedele, Carlo Lavalle, Luca Cacciotti, Giuseppe Patti, Leonardo De Luca
18:00 Questionari di valutazione

Workshop
WS 1 Cardioversione – Moderatori: Giuseppe Giunta – Francesco Adamo WS 2 Anziano – Moderatori: Raffaele Quaglione – Fabio Ferrante
WS 3 Renale – Moderatori: Vincenzo Paravati – Maria Carla Gallù
WS 4 Sanguinamenti – Moderatori: Alessandro Battagliese – Emilio Cicone WS 5 VKA – Moderatori: Ruggiero Mango – Ilaria Cavallari
WS 6 NAIVE – Moderatori: Matteo Ruzzolini – Carmela Bisconti
WS 7 Emergenza – Moderatori: Valentina Valeriano – Lorena Cipollone

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2020 Eventi

Pandemia da Covid-19

Pandemia da Covid-19

Corso di aggiornamento ECM (Webinar)

29 Aprile 2020

I coronavirus sono virus appartenenti alla famiglia Coronaviridae, ampiamente diffusi fra gli umani e altri mammiferi. Sebbene la maggior parte delle infezioni da Coronavirus sia benigna, negli ultimi 10 anni si sono osservate due epidemie causate da betacoronavirus, nello specifico severe acute respiratory syndrome coronavirus (SARS-CoV) e middle east respiratory syndrome coronavirus (MERS-CoV). Nel Dicembre 2019 è stata osservata una serie di polmoniti da causa sconosciuta a Wuhan, Hubei, Cina (4), il cui patogeno responsabile è stato identificato come un nuovo coronavirus, denominato SARS-CoV-2 (Severe Acute Respiratory Syndrome – Coronavirus 2) (1,2). L’infezione è stata classificata come pandemia dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), colpendo l’Italia da gennaio 2020. Il Governo italiano ha instaurato una serie di provvedimenti e di restrizioni socio-economiche per tentare di contrastare e arginare il dilagarsi dell’epidemia.

Allo stato attuale, non ci sono terapie specifiche o vaccini approvati. Il trattamento è principalmente basato su un supporto farmacologico e ventilatorio, specie per i pazienti critici ricoverati in terapia intensiva. Inoltre, il tasso di mortalità è stato descritto come più elevato nei pazienti affetti da malattie croniche. I provvedimenti intrapresi finora in Italia stanno avendo effetti positivi sul contenimento della pandemia, ma anche effetti indesiderati sulle altre patologie croniche, in quanto gli ambulatori sono pressoché chiusi e i Pronto Soccorso e gli Ospedali sono prevalentemente dedicati alla gestione dei pazienti Covid-19.

In data 29/04/2020 si terrà in via telematica un convegno sulla Pandemia da Covid-19, per un aggiornamento sullo stato dell’arte in campo scientifico- sanitario di questa patologia e sulle esperienze a confronto degli esperti coinvolti in prima linea nei diversi Ospedali della Regione Lazio.Sarà questa un’iniziativa per confrontarsi e riflettere su questa devastante situazione per potere unire le forze verso un progetto comune che vede protagonisti Ricercatori e Medici impegnati nella lotta al Covid-19.

Prof. Francesco Fedele

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Dr Paolo Infusino

Infezione da Covid 19
--

Dr Paolo Severino

Rimodulazione della terapia nelle malattie croniche

Dr Massimo Mancone

Restrizioni Sociali per la pandemia da covid-19

Luca Cacciotti

Esperienze a confronto nel Sistema Sanitario Regionale Lazio

Francesco Pugliese

Policlinico: Pianificazione organizzativa e risultati

Antonio Fusto

Esperienze a confronto nel Sistema Sanitario Regione Lazio

Amir Kol

Esperienze a confronto nel Sistema Sanitario Regione Lazio

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Il Corso di aggiornamento ECM dal titolo: PANDEMIA DA COVID-19: AGGIORNAMENTI ED ESPERIENZE A CONFRONTO è inserito nella lista degli eventi definitivi ECM del programma formativo 2020 del Provider ECM (cod ID 5084).

Professione: Medico Chirurgo Discipline principali: Tutte le discipline

Obiettivo Formativo: Documentazione Clinica Percorsi clinico assistenziali diagnostici e riabilitativi, profili di assistenza – profili di cura (3)

Partecipanti: 90 Ore Formative: 03 ID EVENTO: 283868 Crediti ECM: 4,8

 

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Attualità

25 Aprile 2020

Il 25 Aprile si festeggia la Liberazione dal nazi-fascismo. Il mio desiderio è che in occasione del 25 Aprile 2020 si festeggi anche la Liberazione dalla paura, o meglio, dall’angoscia da COVID-19. Basta  con i giornalieri bollettini di guerra sul numero dei morti. Sappiamo bene che quello che registriamo oggi è la fotografia  degli ammalati di più di venti giorni fa. Questi numeri non riflettono la situazione attuale così come non la riflettono il numero dei guariti. Sicuramente più incoraggianti e più vicini all’istantanea del momento sono il numero dei contagiati, il numero dei ricoveri e i pazienti in terapia intensiva. Questi numeri sono incoraggianti e dimostrano che, a fronte del protagonismo mediatico di virologi, epidemiologi, igienisti,  i medici che lavorano sul campo (anestesisti, pneumologi, infettivologi, cardiologi), dopo l’iniziale ondata travolgente di malati, riescono a gestire e a curare meglio i pazienti. Se i ricoveri, anche in terapia intensiva, scendono non è perché il virus è diventato meno aggressivo, ma perché abbiamo cominciato a conoscerlo meglio e a combatterlo meglio, anche in assenza di vaccino.

Il pensiero ai medici, su cui ancora viene riversata tanta retorica (eroi, angeli), si ricollega ad un altro valore che ricordiamo e festeggiamo in questo giorno. La Resistenza. Sì, proprio la resistenza di tutto il personale sanitario che, anche se inizialmente con scarsi presidi protettivi, ha resistito e ha fronteggiato lo tsunami assistenziale. Ma non solo i medici, anche gli italiani stanno resistendo e bene. Mi viene in mente l’immunità di gregge: gli italiani, lungi da comportarsi da pecore, stanno acquisendo la giusta consapevolezza e responsabilizzazione nei confronti delle norme igienico-comportamentali di prevenzione. Se in questa fase 2 ripareremo le falle dimostrate dal virus nel nostro sistema sanitario (trascuratezza della medicina del territorio, ospedalità privata accreditata, carenze organizzative delle RSA) e continueremo a svolgere operazioni culturali e di corretta informazione alla popolazione, la nostra RESISTENZA trionferà, con l’acquisizione della meritata LIBERTÀ  non solo dal virus, ma anche dalla stolta propaganda e dalla nauseante retorica.  

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Attualità

Cardiologia e Covid-19

Infettivologo, Rianimatore, Pneumologo… ma il cardiologo, o meglio lo specialista in malattie cardiovascolari, che ruolo riveste nella pandemia di COVID-19?

In questi giorni le indagini scientifiche sulla fisiopatologia della COVID-19 sono oggetto di studio per ricercatori in tutte le branche specialistiche. Emerge lentamente un quadro di coinvolgimento multi-sistemico da parte del virus, in cui la polmonite rappresenta solo la punta di un iceberg. Il coronavirus ha mostrato la capacità di coinvolgere organi ed apparati diversi da quello respiratorio, per via diretta (con replicazione nel tessuto colpito) oppure per via indiretta, attraverso lo squilibrio indotto nel sistema immunitario con produzione inappropriata di mediatori infiammatori. Un ulteriore aspetto cruciale legato alla pandemia è emerso dall’analisi nell’andamento dei ricoveri per condizioni non relate alla COVID-19. Esistono ormai dati pubblicati in molte zone del mondo sulla drastica riduzione degli accessi in pronto soccorso per tutte le patologie, anche urgenti, che non determinano sintomi sovrapponibili a quelli della polmonite da COVID-19. Sebbene questo sia un dato prevedibile, entro certi limiti, in considerazione della differibilità degli accertamenti diagnostici per sintomatologie croniche o lievi, la preoccupazione nasce proprio dai numeri forniti dalle cardiologie, anche con la collaborazione del nostro istituto. E’ stato messo in evidenza uno scenario in cui molte persone vittima di infarto cardiaco e/o di aritmie potenzialmente mortali, preferiscono non recarsi in pronto soccorso oppure si presentano tardivamente.

Dunque, che ruolo ha il Cardiologo nello scenario della pandemia?

E’ possibile riassumere questa riflessione in tre PPre-esistenti patologie cardiovascolari – Patologia cardiovascolare da Coronavirus – Paura di “infettarsi”.

Sappiamo bene che il Coronavirus colpisce più spesso e più duramente i pazienti con co-patologie, fra tutte l’ipertensione, le cardiopatie e il diabete hanno mostrato di avere un tasso di letalità molto alto, che sarebbe superiore anche alle patologie oncologiche, secondo alcune casistiche.

Cresce ogni giorno il numero di pazienti con COVID-19 in cui il virus determina coinvolgimento cardiovascolare in varie forme. Una di queste è l’infiammazione del muscolo cardiaco, probabilmente determinata per via indiretta e capace di ridurre improvvisamente e severamente la contrattilità del cuore. Analogamente, uno dei meccanismi patogenetici più importanti della COVID-19, sarebbe il danneggiamento dei piccoli e grandi vasi che esita in un tasso di trombo-embolismi venosi e arteriosi aumentato. Per questo motivo, l’eparina, di cui si discute negli ultimi giorni, sta diventando un farmaco di scelta per il protocollo terapeutico in tutto il mondo.

Infine, come già discusso, non è da sottovalutare la possibilità di una scelta (sbagliata) da parte dei pazienti con insorgenza di malattie cardiache durante la pandemia, di non accedere alle cure. La severa riduzione delle coronarografie e dei ricoveri per infarto cardiaco descritta ormai in tutti i paesi del mondo, è in parte spiegata dalla “Paura di infettarsi” qualora si dovesse accedere alle strutture ospedaliere. Abbiamo visto, in questi giorni, pazienti che trascinavano i propri sintomi, anche gravi come il dolore al petto, per diverso tempo prima di recarsi in pronto soccorso. Questa situazione può determinare la perdita di gran parte della capacità contrattile del cuore o anche la morte. Il meccanismo subdolo, “psico-mediato” e indipendente dalla reale presenza del virus, rappresenta dunque per molti aspetti la più inaccettabile delle tre P.

 E allora quale sarebbe il ruolo del cardiologo:

1) Partecipare alla gestione multidisciplinare dei pazienti con cardiopatie pre-esistenti;

2) Imparare a riconoscere e contrastare l’insorgenza di un coinvolgimento cardiovascolare da parte del virus;

3) Assicurare la presenza di percorsi di cura “sicuri” e la corretta informazione per tutti i pazienti che, anche in assenza di COVID-19, si trovano costretti ad accedere agli ospedali in questo difficile periodo.

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Pandemia da Covid e infodemia di notizie sensazionalistiche

In questi giorni è rimbalzata sui alcuni giornali italiani la notizia secondo cui il virus Covid-19 avrebbe la capacità di raggiungere ed insiedarsi all’interno dei testicoli dell’uomo e questo determinerebbe una maggior mortalità nel genere maschile rispetto alla popolazione femminile.

Questa notizia è stata ripresa da una ricerca condotta da un team di ricercatori diretti dal presidente del dipartimento di Epidemiologia dell’Albert Einstein College of Medicine di New York. In questo studio è stato analizzato un campione di 68 persone, composto da 48 uomini e 20 donne, con tampone naso-faringeo positivo per infezione da Covid 19. Il disegno dello studio prevedeva l’esecuzione di tamponi naso-faringei seriati, a partire dal primo tampone positivo e con un intervallo di circa 48 ore, fino alla comparsa del primo tampone negativo.

Andando ad analizzare questi dati, è stato osservato che gli individui maschi del campione studiato, avevano i tamponi positivi per un tempo statisticamente più lungo della popolazione femminile.

Da questi dati i ricercatori traggono delle conclusioni abbastanza fantasiose secondo cui questa differenza è causata dal fatto che il virus abbia la capacità di colonizzare i testicoli degli uomini, diventando quest’ultimi una sorta di serbatoio del virus.

A supporto della loro tesi, sostengono che i testicoli esprimono i recettori ACE2 che sono stati riconosciuti come i recettori usati dal virus per entrare all’interno delle cellule.

Ora, andando ad approfondire in modo scientifico e oggettivo i metodi di questa ricerca, ci appaiono subito evidenti un paio di errori metodologici importanti che la rendono decisamente poco attendibile.

In primo luogo, il campione è di dimensioni molto esigue, 68 individui non sono sicuramente un campione rappresentativo della popolazione generale. Ma ancora di più, le nostre perplessità nascono dalla composizione del campione: la popolazione maschile, infatti, rappresenta più dei 2/3 dell’intero campione, non permettendo, quindi, un confronto adeguato tra popolazione maschile e femminile.

Altra grande perplessità ci nasce dalla mancanza di una possibile spiegazione fisio-patologica delle loro conclusioni. Se è vero che i recettori ACE-2 sono stati identificati come i recettori attraverso cui il virus entra nelle cellule polmonari e anche vero che, proprio a livello polmonare, quest’ultimo crea danni molto importanti. Perché, se il virus ha la capacità di entrare nelle cellule del testicolo umano, non crea anche qui danni? Fino ad adesso non è stato mai segnalato nessun caso di orchite o di altra patologia infettiva del testicolo, com’è possibile questo?

Mi sembra quindi che ci siano parecchi spunti di riflessioni che ci fanno essere molto scettici sulle conclusioni di questa ricerca.

Volendo sorridere, mi viene in mente una storiella che ripeto spesso ai miei collaboratori: la cimice come sapete ha sei zampette, uno scienziato vuole vedere cosa succede alla cimice staccandole le zampette, ne stacca una e la cimice salta, ne stacca un’altra e la cimice salta di nuovo, stacca via via ogni zampetta ed ogni volta la cimice salta, arrivato alla sesta ed ultima zampetta, la stacca ma la cimice non salta, lo scienziato conclude: la cimice è diventata sorda!!

La modalità con cui i ricercatori hanno tratto le conclusioni mi sembra assimilabile a quella dello scienziato della storiella.  In ambito medico bisogna fomentare ed incoraggiare qualsivoglia ricerca che possa portare a delle nuove conoscenze ma, queste devono essere condotte secondo un metodo scientifico valido. Come diceva il fondatore del metodo scientifico Galileo Galilei, bisogna far seguire alle “sensate esperienze” le “dimostrazioni necessarie”; in questo caso, ci sentiamo di poter dire, che quest’ultime non vengono fornite

E’ quindi evidente come non ci si possa basare su questo studio per poter concludere che il virus possa colonizzare i testicoli e, ancor di più, affermare che questa è la causa della maggior mortalità del genere maschile.

Questa è invece ascrivibile a numerosi fattori, tra cui la maggior presenza di fattori di rischio cardiovascolare tra cui ipertensione e obesità nei pazienti di sesso maschile e probabilmente, nelle differenze genetiche del sistema immunitario fra i due sessi.